In democrazia governa il volere della maggioranza.
Ma questa maggioranza, se manipolata dai media, dall'informazione al sevizio del potente di turno, quanto la si può ritenere legittimata a decidere sui diritti fondamentali dell'uomo?
Già oltre due secoli fa il filosofo, storico e, come sarebbe definito oggi, politologo, Alexis de Tocqueville, pur consapevole che solo la democrazia avrebbe potuto dare la felicità ad un maggior numero di individui, si interrogava sulle contraddizioni ed i paradossi insiti nella democrazia stessa: il restringimento dello spazio di chi dissente ed una sorta di dispotismo della maggioranza.
La minoranza così debole da non essere in grado di far valere le proprie ragioni, anche quando più adeguate e ragionevoli, sarebbe finita, necessariamente, per adeguarsi senza neanche troppo discutere dando vita ad una società appiattita e conformista. Tocqueville, oserei dire con troppo ottimismo, individuava come anticorpi a tali deviazioni, nel rispetto dei principi fondanti della democrazia, il rinnovamento e l'adeguamento delle istituzioni intermedie già esistenti, - associazioni politiche, sociali, corporazioni ecc. - affinché esse, attraverso un rafforzamento socio-culturale, potessero diventare patrimonio di tutti.
Se mi guardo intorno di queste istituzioni intermedie ne vedo tante, oserei dire troppe. Osservandole più da vicino, a partire dalla più meritevole alla più squallida, dalla più grande alla più minuscola ci si può rendere conto che le dinamiche di base che le alimentano sono sempre le stesse: una concezione verticistica che domina e riproduce in miniatura la dittatura della maggioranza.
Ma il risultato cambia quando una maggioranza viene sostituita da una nuova maggioranza anch'essa verticistica, addomesticata e manipolata anche se da soggetti diversi?
Mi viene in mente la risposta attraverso una delle regole di aritmetica che insegnano alle scuole elementari “cambiando l'ordine degli addenti il risultato non cambia”.
In questo risultato c'è qualcosa che non mi torna! E già, perché per far tornare i conti ci sarebbe bisogno di cambiare gli addenti che, invece, resistono con i loro vecchi e logori schemi. E grande è la capacità di riprodurli a spron battuto in tutte le varianti possibili, spacciandoli come nuovi.
Viene urlata la voglia e la speranza di un cambiamento, ma se si resta ancorati alle stesse dinamiche, sia pure imbellettate ed indorate di grandi valori e grandi principi, è un cambiare tutto per non cambiare niente e c'è da essere sconfortati nel vedere e rivedere fino alla noia sempre lo stesso film.
Ma perché il rapporto umano, il dialogo, lo scambio, l'accoglienza di una idea o una percezione diversa devono essere sistematicamente sopraffatti e rigenerati - si fa per dire - dagli immortali dispotismi della maggioranza, senza la capacità di capire che il rinnovamento in questo modo si rivela miseramente inesistente?
La verità è che troppi individui hanno paura di essere liberi, hanno il terrore dell'autentica libertà, anche quando la invocano. Sono incapaci di liberarsi dalla gabbia che hanno costruito intorno a se stessi. Ma non solo, vanno alla continua ricerca di nuove e più sofisticate gabbie, con l'illusione di trovare in esse protezione e libertà! Protezione da chi? Dal tutto e, quindi, da se stessi e dalla loro vera essenza. Sembra un paradosso, eppure è proprio così.
Leggo sempre con molto interesse divagazioni filosofiche più o meno metafisiche che arricchiscono ed aiutano a capire e devo dire che gli scambi sul sito tra alcuni invisibili li sento molto in sintonia, mi appassionano e li leggo sempre con piacere.
La mia storia ed il mio sentire, però, mi dice che vanno penetrate e vissute le parole, il pensiero, lo spirito - che io preferisco chiamare energia.
Il mistico riesce a farlo con la contemplazione della dimensione sacra che lo porta, attraverso il contatto con la parte più profonda di se, ad interpretare la vita oltre ogni logica materialistica con l'unico scopo di essere traghettato verso l'evoluzione che supera la percezione ed accedere alla Verità Superiore.
Gli altri individui lo fanno attraverso l'espressione del quotidiano.
Tutti quelli, non importa se con un bagaglio di consapevolezza più o meno elevata, che penetrano ed interpretano la loro coscienza, nel senso di conoscenza, devono poi AGIRE: il mistico come maestro in grado di porgere la sua Verità Superiore affinché possa essere di aiuto all'umanità nel percorso di una maggiore consapevolezza, gli altri individui, per raggiungere risultati analoghi, dovranno agire con coerenza con ciò che sentono, in armonia con il proprio bagaglio individuale di esperienze e conoscenze.
Non c'è dubbio, almeno per me, che se non si vuole rischiare di avvitarsi su se stessi debba essere sconfitto questo oblio che avvolge e travolge il mondo che ci circonda, che alla percezione debba seguire la comprensione ed alla comprensione l'agire.
Agire con coerenza con ciò che si è capito e percepito, dopo essersi spogliati dei vecchi e logori schemi, se non si vuole correre il rischio di regredire e diventare amorfi, insensibili a tutto il bello ed il brutto che ci circonda.





