Ogni volta che decido di partecipare al Congresso degli Invisibili mi assale quella sensazione che è simile a un gran minestrone preparato con strani ingredienti:
un bel po' di dubbio,
una manciata abbondante di desiderio, quello di rivedere amici invisibili e lontani,
un cucchiaio colmo della fresca curiosità di scoprire persone nuove,
voglia di ascoltare quanto basta,
una buona quantità di amarognola paura di mettermi in gioco,
euforia ed emozione senza esagerare,
un pizzico di pigrizia che rallenta sempre la cottura,
un po' di resistenza all'evento e la stessa quantità di resistenza alle paure (così si annullano ma lasciano un retrogusto)
... e così via.
Cerco di guardare in faccia questo NOI che incomincia ad avere un volto ma ancora non lo riconosco. Non lo riconosco, un po' perché ancora non è ben definito e un po' perché non assomiglia a nessuno. È come scoprire un volto NUOVO ed è piacevole ma non totalmente accattivante, ancora privo di fascino, ancora immaturo, non vissuto, senza segni. In me nasce il conflitto: indifferenza o cura? Allora penso che ogni mio fuoco di paglia si è sempre spento troppo velocemente e quando mi "innamoro" pazzamente e all'istante di qualcosa e di qualcuno, l'entusiasmo e l'euforia prendono sempre il posto della sostanza. Ma l'entusiasmo e l'euforia svaniscono... sempre. Per questo motivo mi faccio un sacco di domande senza darmi risposte ma scelgo sempre di venire, di essere presente, di ascoltare da dentro perché osservare da fuori mi sembra finto, banale e un po' egoistico. Ma parlo solo per me.
Quando sono al Congresso mi riassale il minestrone e provo tutto quello che ho già descritto compresa una certa voglia di fuggire ma quando vedo gli amici invisibili, quando ritrovo i loro occhi, mi perdo nei loro abbracci e scopro anche nuovi sorrisi, mi sento meglio e non ho più voglia di andar via. Grazie al fuochista sempre presente, ai ragazzi del direttivo e alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere in un mondo virtuale che si è trasformato in reale, quasi per incanto.
Nel nuovo Congresso, quello del 20 e 21 Febbraio la realtà si è fatta ancora più concreta. Attraverso le relazioni di Federica, Mario e Michele ho percepito, nelle persone che erano in sala, la mia stessa esigenza di verità. Io la chiamo "fame di notizie reali" di quelle che soltanto le esperienze personali ti possono regalare. I temi toccati non erano frutto di opinioni o elaborazioni di notizie prese da giornali, telegiornali, TV e libri ma realtà riportate dal "campo". Verità toccate con mano, vissute, subite sulla propria pelle. Avevo bisogno di questo, avevo bisogno di verità, avevo bisogno di incontrare persone che come me non si vogliono arrendere agli eventi, avevo bisogno di incontrare persone che resistono. Forse è proprio questo che mi aspetto dal Movimento. Spero che la crescita e la resistenza si basino su uno scambio di realtà che non passano attraverso il filtro dei vari media. Una crescita spinta da voci semplici ma vere, voci che vengono dalla realtà, voci che non riportano fatti sentiti o letti ma fatti vissuti e incontaminati. Il confronto e la condivisione che è sentita anche attraverso i silenzi, i dibattiti, l'ascolto, la partecipazione, le domande, le risposte, i chiarimenti.
Grazie a tutti quelli che hanno lavorato per il Congresso, alle persone che non conoscevo e con cui ho diviso il piacevole momento della cena; grazie a Federica e Mario, piacevoli scoperte e a Michele dal quale ho imparato che la parola "rivolta" a volte può coincidere con la parola "difesa" e "sopravvivenza" e "dignità" e "paura". Grazie a Gabriele e al silenzio che ha trasformato in parole su cui riflettere e grazie all'intervento di Francesco che con poche parole accende sempre una luce speciale per farci ritrovare un percorso comune. Grazie alle parole di Diego, il nostro fuochista che mi hanno lasciato un paio di scomode domande da fare a me stessa e che stuzzicano ancora di più la mia pigrizia. Un grazie particolare, però, lo vorrei dare a tutte le persone che come me, hanno ingurgitato un "minestrone" simile al mio e hanno scelto di venire e di essere presenti con il loro bagaglio di dubbi, domande, paure e incertezze. Sono certa che anche voi siete ritornati a casa con la voglia di continuare e con un pizzico di emozione in più sulla pelle.
Al momento vi prometto di esserci, di resistere a me stessa, ai momenti di buio, alla falsa notizia, a questo clima carnascialesco che si respira nel nostro paese e che riesce a stordire anche le persone più intelligenti. Sarò attenta alle parole e mi prenderò cura di tutte quelle che mi avete regalato al Congresso Invisibile... io ci provo.
Con i limiti di facebook cerco di coinvolgere più invisibili possibile ma il mio grazie spero che arrivi a tutti.
Patrizia Pisano 1 Marzo 2010

un bel po' di dubbio,
una manciata abbondante di desiderio, quello di rivedere amici invisibili e lontani,
un cucchiaio colmo della fresca curiosità di scoprire persone nuove,
voglia di ascoltare quanto basta,
una buona quantità di amarognola paura di mettermi in gioco,
euforia ed emozione senza esagerare,
un pizzico di pigrizia che rallenta sempre la cottura,
un po' di resistenza all'evento e la stessa quantità di resistenza alle paure (così si annullano ma lasciano un retrogusto)
... e così via.
Cerco di guardare in faccia questo NOI che incomincia ad avere un volto ma ancora non lo riconosco. Non lo riconosco, un po' perché ancora non è ben definito e un po' perché non assomiglia a nessuno. È come scoprire un volto NUOVO ed è piacevole ma non totalmente accattivante, ancora privo di fascino, ancora immaturo, non vissuto, senza segni. In me nasce il conflitto: indifferenza o cura? Allora penso che ogni mio fuoco di paglia si è sempre spento troppo velocemente e quando mi "innamoro" pazzamente e all'istante di qualcosa e di qualcuno, l'entusiasmo e l'euforia prendono sempre il posto della sostanza. Ma l'entusiasmo e l'euforia svaniscono... sempre. Per questo motivo mi faccio un sacco di domande senza darmi risposte ma scelgo sempre di venire, di essere presente, di ascoltare da dentro perché osservare da fuori mi sembra finto, banale e un po' egoistico. Ma parlo solo per me.
Quando sono al Congresso mi riassale il minestrone e provo tutto quello che ho già descritto compresa una certa voglia di fuggire ma quando vedo gli amici invisibili, quando ritrovo i loro occhi, mi perdo nei loro abbracci e scopro anche nuovi sorrisi, mi sento meglio e non ho più voglia di andar via. Grazie al fuochista sempre presente, ai ragazzi del direttivo e alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere in un mondo virtuale che si è trasformato in reale, quasi per incanto.
Nel nuovo Congresso, quello del 20 e 21 Febbraio la realtà si è fatta ancora più concreta. Attraverso le relazioni di Federica, Mario e Michele ho percepito, nelle persone che erano in sala, la mia stessa esigenza di verità. Io la chiamo "fame di notizie reali" di quelle che soltanto le esperienze personali ti possono regalare. I temi toccati non erano frutto di opinioni o elaborazioni di notizie prese da giornali, telegiornali, TV e libri ma realtà riportate dal "campo". Verità toccate con mano, vissute, subite sulla propria pelle. Avevo bisogno di questo, avevo bisogno di verità, avevo bisogno di incontrare persone che come me non si vogliono arrendere agli eventi, avevo bisogno di incontrare persone che resistono. Forse è proprio questo che mi aspetto dal Movimento. Spero che la crescita e la resistenza si basino su uno scambio di realtà che non passano attraverso il filtro dei vari media. Una crescita spinta da voci semplici ma vere, voci che vengono dalla realtà, voci che non riportano fatti sentiti o letti ma fatti vissuti e incontaminati. Il confronto e la condivisione che è sentita anche attraverso i silenzi, i dibattiti, l'ascolto, la partecipazione, le domande, le risposte, i chiarimenti.
Grazie a tutti quelli che hanno lavorato per il Congresso, alle persone che non conoscevo e con cui ho diviso il piacevole momento della cena; grazie a Federica e Mario, piacevoli scoperte e a Michele dal quale ho imparato che la parola "rivolta" a volte può coincidere con la parola "difesa" e "sopravvivenza" e "dignità" e "paura". Grazie a Gabriele e al silenzio che ha trasformato in parole su cui riflettere e grazie all'intervento di Francesco che con poche parole accende sempre una luce speciale per farci ritrovare un percorso comune. Grazie alle parole di Diego, il nostro fuochista che mi hanno lasciato un paio di scomode domande da fare a me stessa e che stuzzicano ancora di più la mia pigrizia. Un grazie particolare, però, lo vorrei dare a tutte le persone che come me, hanno ingurgitato un "minestrone" simile al mio e hanno scelto di venire e di essere presenti con il loro bagaglio di dubbi, domande, paure e incertezze. Sono certa che anche voi siete ritornati a casa con la voglia di continuare e con un pizzico di emozione in più sulla pelle.
Al momento vi prometto di esserci, di resistere a me stessa, ai momenti di buio, alla falsa notizia, a questo clima carnascialesco che si respira nel nostro paese e che riesce a stordire anche le persone più intelligenti. Sarò attenta alle parole e mi prenderò cura di tutte quelle che mi avete regalato al Congresso Invisibile... io ci provo.
Con i limiti di facebook cerco di coinvolgere più invisibili possibile ma il mio grazie spero che arrivi a tutti.
Patrizia Pisano 1 Marzo 2010






