Dopo aver sentito, l'altra sera, la pubblicità del mulino bianco.
Nell'azienda che vorrei.
Nell'azienda che vorrei l'organigramma dovrebbe essere utile e rispettato dovrebbe essere una traccia indicativa di compiti e responsabilità e non un insieme di quadrati, rettangoli cerchi, frecce e qualche nome. Non dovrebbe esser visto come motivo di vanto o discriminazione ma più come una cartina di un centro commerciale, utile per capire come e dove muoversi.
Nell'azienda che vorrei un operaio non dovrebbe mai sentirsi inferiore ad un impiegato, un impiegato non dovrebbe mai sentirsi inferiore ad un quadro, un quadro ad un dirigente e un dirigente ad un titolare;
nell'azienda che vorrei, soprattutto, un dirigente non dovrebbe mai far sentire inferiore a lui un quadro, un quadro non dovrebbe mai far sentire inferiore a lui un impiegato e un impiegato un operaio perché tutti sono nella stessa azienda e il destino della stessa è nelle mani di tutte queste figure.
nell'azienda che vorrei ognuno di questi componenti dovrebbero sentirsi parte di un gruppo di persone facenti capo ad un nome di società e il desiderio comune dovrebbe essere quello di dedicarsi con passione a quello che gli piace fare e di raccogliere, tutti assieme, risultati e soddisfazioni.
Nell'azienda che vorrei non dovrebbero esserci, di base, differenze negli stipendi ci dovrebbero essere solamente due modi per incrementare il riconoscimento economico (che ad ogni modo non dovrebbe esser visto come primo elemento di soddisfazione). Il primo è al raggiungimento di un obbiettivo e il secondo è al miglioramento delle condizioni lavorative, personali, di reparto o globali dell'azienda un'idea, una nuova procedura, un nuovo metodo d'azione dovrebbe venir premiato in modo che tutti i facenti parte dell'azienda vengano stimolati a ragionare per ottenere questo premio e fornire nuove idee delle quali discutere; di conseguenza si migliorerebbero le condizioni "lavorative" personali del reparto o degli altri colleghi.
Nell'azienda che vorrei non dovrebbero esistere giochi di potere, stratagemmi, o furbate ne verso i dipendenti, ne verso i clienti ne verso i fornitori nell'azienda che vorrei non si dovrebbe accettare mai uno di questi compromessi e si dovrebbe avere la forza di rinunciare a qualunque costo a vendersi ad un etica di commercio. Nel mondo che vorrei mai e poi mai il prezzo dovrebbe essere la chiusura dell'azienda.
Nell'azienda che vorrei la lealtà dovrebbe prevalere sull'arroganza, vorrei che i contratti (tutti i tipi) non si basassero sulla furbizia a nascondere le clausole più "scomode" oppure sull'interpretabilità delle frasi ma sulla professionalità e sulla chiarezza di quanto concordato.
Nell'azienda che vorrei tutti i dipendenti dovrebbero essere al corrente dei movimenti e delle reali intenzioni e possibilità dell'azienda per la quale lavorano; nell'azienda che vorrei una persona che per un periodo di tempo continuativo svolge mansioni che si possono considerare ripetitive e monotone abbia la possibilità, nel limite delle competenze, di cambiare mansione traendo così il beneficio e lo stimolo di imparare qualcosa di nuovo e di non fossilizzarsi e quindi fisiologicamente essere meno attento alla quotidianità del suo lavoro.
Nell'azienda che vorrei nelle riunioni ci dovrebbero essere meno slang ad effetto (Wip, meeting, sav, e tutte quelle parole che creano spesso riverenza e imbarazzo in chi le ascolta e magari non è abituato a farlo) e molte più decisioni ed azioni concrete comprese di verifica dopo aver stabilito un tempo limite entro il quale realizzare quanto concordato.
Nell'azienda che vorrei dovrebbe esserci collaborazione con il mondo della scuola, dovrebbe esserci uno scambio continuo e un approccio di inserimento, non dovrebbero essere due mondi che vivono completamente separati, figli di realtà diverse, divise da un centinaio di anni ma dovrebbero essere due organizzazioni in comunicazione. Il mondo della scuola dovrebbe poter fornire ai giovani un immagine di quello che sarà poi in futuro il mondo del lavoro ovviamente nei settori corrispondenti all'indirizzo scolastico prescelto dall'alunno, invece, molto spesso chi vive il passaggio tra scuola e lavoro vive un passaggio tra due mondi che di comune hanno ben poco se non.. le festività.
Nell'azienda che vorrei, messa nel mondo che vorrei, i contratti di lavoro non avrebbero motivo di esistere a tempo indeterminato e questo non dovrebbe rappresentare un "terrore" ma uno stimolo. I contratti di lavoro dovrebbero essere a termine e dovrebbe essere più semplice inserirsi in altre realtà o contesti. I vantaggi dovrebbero essere molteplici sia personali sia per le aziende stesse. Io penso che per lavorare bene siano fondamentali due cose la passione per la propria professione e gli stimoli a migliorarsi. Penso che molto spesso quando si fa una professione per tanti anni, a meno di un amore viscerale per la stessa, prima o poi si raggiunge una fase di equilibrio dalla quale poi purtroppo è molto più facile percorrere una discesa professionale e morale piuttosto che un ascesa.
Sono convinto che tante persone che per un motivo o per l'altro hanno perso gli stimoli nella loro professione spesso non abbiano il coraggio (me compreso) o ancora peggio la reale possibilità di cambiare questa loro condizione perché la società non ce lo permette.. ma questo è un danno non solo per la persona stessa che probabilmente si deprime e sicuramente rende di meno ma anche per le società stesse che mantengono al loro interno persone demotivate e poco produttive. Se fosse reale e concreta la possibilità di poter cambiare compiti e competenze o anche tipo di lavoro senza per questo vedersi costretti a mettere in gioco tutto ciò che si è costruito nella vita i vantaggi non sarebbero comuni un po' a tutti?? Lavoratori, titolari, società e mondo del lavoro?
Mi rendo conto di quanto questo sia utopistico e assurdo visto con gli occhi di chi vive la nostra realtà di tutti i giorni quello che ho scritto, ma in qualche modo, il mio è un sogno di libertà, di un mondo e di una vita migliore che anche se si potesse realizzare per il 10% sarebbe pur sempre un piccolo successo e se sognar non costa nulla.






Commenti
In realtà ti confesso che mentre leggevo quello che scrivevi non mi sono chiesto subito perchè ne sei uscito ma ho pensato che probabilmente ne avevi i tuoi buoni motivi.. inoltre se condividevi anche solo in parte il mio pensiero sono sicuro che condividevi anche il fatto di quanto non sia un pensiero strettamente personale ma sia un pensiero generalizzabile... inoltre penso che fermarsi li non ti sarebbe bastato (come dici tu) perchè sogni, speranze e desideri sono anche altri e la vita è fatta di tante cose... è giusto cercare sempre le nostre risposte...
Ad ogni modo grazie per quello che hai scritto... ma alimentato la speranza che da qualche parte esista qualcosa di simile.. ed è quella la cosa importante....
grazie paxlex