Se non fosse per la tecnologia e il coraggio di una miriade di piccoli e anonimi, invisibili reporter, non avremmo mai saputo nulla del disastro politico e umanitario che si sta compiendo in Iran. La tecnologia e il web hanno cambiato il linguaggio dell’informazione e l’hanno slegata dall’obbligo di sottostare alla rigidità dei grandi gruppi editoriali e delle agenzie di stampa internazionali. Oggi, una fotografia può fare il giro del mondo più rapidamente su Facebook che sulla CNN. Occorre dunque inventare nuovi modi di comunicare e di trasmettere le informazioni. Un progetto molto interessante, che promette di guadagnarsi un posto d’onore nella storia del reportage, è il Sochi Project, un racconto di parole, film e fotografia documentaria nato dalla collaborazione tra il fotografo Rob Hornstra e lo scrittore Arnold van Bruggen.
Sochi è la città russa in cui si terranno nel 2014 i Giochi Olimpici Invernali. Il governo russo ha previsto di spendere 12 miliardi di dollari per trasformare una regione che rappresenta fortemente il contrasto sociale ed economico della Russia in un’area attrezzata per ospitare l’evento. Sochi riassume i tratti drammaticamente contingenti del paese: è una città sulle coste del Mar Nero, in cui l’estinzione della classe media e il consolidamento di una società poverissima, dominata da un’oligarchia ricchissima, sono incarnati dalla lotta simbolica tra i vecchi sanatori sovietici e gli hotel e i club più costosi della riviera russa. A soli 20 chilometri, l’Abkhazia con la sua guerra, non distanti, le montagne del Caucaso e più a est le remote e dimenticate repubbliche ex-sovietiche: la Cherkessia, l’Ossezia tristemente nota, la Cecenia.
Da qui al 2014, il Sochi Project racconterà i cambiamenti che sono già in atto e che allarmano un numero crescente di sensibilità in tutto il mondo: l’impatto ambientale, sociale e culturale di questa distruzione e ricostruzione, la speculazione immane che vi è dietro, produrranno inevitabilmente una forma di genocidio, benché non strettamente fisico. Questo avverrà dietro il velo di Maya dell’informazione ufficiale, che racconterà di elicotteri che fanno avanti e indietro, portando materiali da costruzione, di valorizzazione di una regione economicamente depressa, di grandi fasti, degni dell’ex Unione Sovietica.
Gli abitanti della regione, i “poverissimi”, saranno semplicemente rimossi e privati di radici, vite e identità, in nome di un falso benessere e di un’aberrante omologazione a vantaggio di quella oligarchia di “ricchissimi”.
L’invisibile racconto del Sochi Project, dunque, rimane l’unica arma per svelare la realtà alle spalle del velo di Maya della speculazione. Una parte fondamentale della sperimentalità del progetto sta nella ricerca di finanziamenti tramite il contributo dei fruitori dell’informazione, cioè il pubblico. Oggi, infatti, occorre recuperare la responsabilità e l’impegno di essere informati, di conoscere quanto sta avvenendo fuori dalla propria porta come all’altro capo del mondo, di acquisirne coscienza.
Lo spiega Stefano Ruffa, titolare della Galleria Fotografica Mandeep, che produce l’evento in Italia (l’organizzazione è a cura di 3/3 e dello studio Kummer & Hermann), con l’inaugurazione a San Lorenzo il prossimo 29 gennaio alle 19.30:
“La particolarità del Sochi Project risiede nella scelta degli autori di auto-produrre un'inchiesta approfondita, slegandosi dai tradizionali metodi di finanziamento da parte di grandi gruppi economici, chiedendo ai fruitori stessi dell'inchiesta un contributo attraverso offerte e donazioni, creando una comunità forte di supporto al progetto, e concedendo in cambio l'accesso ad aree riservate del sito internet dedicato al progetto, che contengono, oltre a foto e video, approfondimenti, appunti e note a margine sui materiali raccolti.
Un esempio emblematico di "slow journalism" (in opposizione ad un certo junk journalism che sempre più pare stia prendendo piede), che ovviamente necessita di grande impegno e una profusione continua di energie, intellettuali ed economiche.
Noi abbiamo deciso di contribuire al Sochi Project, producendo una serie di 5 poster in edizione limitata a 600 esemplari, più un collector's box in edizione da 300, da vendere al pubblico a prezzo simbolico, dai 10 ai 50€, ed il cui ricavato andrà a finanziare il prosieguo dell'inchiesta. Abbiamo preparato anche dei pacchetti destinati ai "sostenitori", ovvero a chi voglia dare un contributo ancora più determinante, facendosi portavoce di un nuovo modo di produrre e di fruire un'informazione approfondita, d'inchiesta, indipendente”.
Per informazioni, http://www.mandeep.it/thesochiproject.
Gabriele Policardo, 21.01.2010
Sochi è la città russa in cui si terranno nel 2014 i Giochi Olimpici Invernali. Il governo russo ha previsto di spendere 12 miliardi di dollari per trasformare una regione che rappresenta fortemente il contrasto sociale ed economico della Russia in un’area attrezzata per ospitare l’evento. Sochi riassume i tratti drammaticamente contingenti del paese: è una città sulle coste del Mar Nero, in cui l’estinzione della classe media e il consolidamento di una società poverissima, dominata da un’oligarchia ricchissima, sono incarnati dalla lotta simbolica tra i vecchi sanatori sovietici e gli hotel e i club più costosi della riviera russa. A soli 20 chilometri, l’Abkhazia con la sua guerra, non distanti, le montagne del Caucaso e più a est le remote e dimenticate repubbliche ex-sovietiche: la Cherkessia, l’Ossezia tristemente nota, la Cecenia.
Da qui al 2014, il Sochi Project racconterà i cambiamenti che sono già in atto e che allarmano un numero crescente di sensibilità in tutto il mondo: l’impatto ambientale, sociale e culturale di questa distruzione e ricostruzione, la speculazione immane che vi è dietro, produrranno inevitabilmente una forma di genocidio, benché non strettamente fisico. Questo avverrà dietro il velo di Maya dell’informazione ufficiale, che racconterà di elicotteri che fanno avanti e indietro, portando materiali da costruzione, di valorizzazione di una regione economicamente depressa, di grandi fasti, degni dell’ex Unione Sovietica.
Gli abitanti della regione, i “poverissimi”, saranno semplicemente rimossi e privati di radici, vite e identità, in nome di un falso benessere e di un’aberrante omologazione a vantaggio di quella oligarchia di “ricchissimi”.
L’invisibile racconto del Sochi Project, dunque, rimane l’unica arma per svelare la realtà alle spalle del velo di Maya della speculazione. Una parte fondamentale della sperimentalità del progetto sta nella ricerca di finanziamenti tramite il contributo dei fruitori dell’informazione, cioè il pubblico. Oggi, infatti, occorre recuperare la responsabilità e l’impegno di essere informati, di conoscere quanto sta avvenendo fuori dalla propria porta come all’altro capo del mondo, di acquisirne coscienza.
Lo spiega Stefano Ruffa, titolare della Galleria Fotografica Mandeep, che produce l’evento in Italia (l’organizzazione è a cura di 3/3 e dello studio Kummer & Hermann), con l’inaugurazione a San Lorenzo il prossimo 29 gennaio alle 19.30:
“La particolarità del Sochi Project risiede nella scelta degli autori di auto-produrre un'inchiesta approfondita, slegandosi dai tradizionali metodi di finanziamento da parte di grandi gruppi economici, chiedendo ai fruitori stessi dell'inchiesta un contributo attraverso offerte e donazioni, creando una comunità forte di supporto al progetto, e concedendo in cambio l'accesso ad aree riservate del sito internet dedicato al progetto, che contengono, oltre a foto e video, approfondimenti, appunti e note a margine sui materiali raccolti.
Un esempio emblematico di "slow journalism" (in opposizione ad un certo junk journalism che sempre più pare stia prendendo piede), che ovviamente necessita di grande impegno e una profusione continua di energie, intellettuali ed economiche.
Noi abbiamo deciso di contribuire al Sochi Project, producendo una serie di 5 poster in edizione limitata a 600 esemplari, più un collector's box in edizione da 300, da vendere al pubblico a prezzo simbolico, dai 10 ai 50€, ed il cui ricavato andrà a finanziare il prosieguo dell'inchiesta. Abbiamo preparato anche dei pacchetti destinati ai "sostenitori", ovvero a chi voglia dare un contributo ancora più determinante, facendosi portavoce di un nuovo modo di produrre e di fruire un'informazione approfondita, d'inchiesta, indipendente”.
Per informazioni, http://www.mandeep.it/thesochiproject.
Gabriele Policardo, 21.01.2010






