E' inverno. E' notte, una lunga notte che sembra durare anni interi. Fa tanto freddo; più che freddo, è mancanza di calore, di passione, di ardore. In Italia sembra che siano ormai calati il buio, il gelo, la tenebra più fitta. Non c'è più niente che ci animi davvero, a parte un pallone che s'insacca in una rete o la macabra danza dei finti litigi che animano i talk-show, i reality, la tv intera. Lì è tutto finto, tutto inventato, tutto costruito ad hoc; ma noi ci crediamo lo stesso e anche se non ci crediamo facciamo finta di crederci e ci piace guardare, ingurgitare, annientarci.
Il freddo mi gela l'anima, mi intorpidisce la mente. Per strada la gente va sempre più di fretta, diventa sempre più nevrotica, sempre più stressata. Non riusciamo più a scambiare quattro chiacchiere perché "Ora vado di fretta, tanto poi ci becchiamo su Facebook!"
La sera non si gioca più a carte davanti al bar, si va nei pub con la musica a palla o al cinema a vedere altro pattume. Sembra quasi che il sistema abbia paura di lasciarci scambiare quattro chiacchiere dal vivo.
Di cosa abbia paura, poi, è difficile saperlo: ormai ci hanno privato di quasi tutti i contenuti; ci hanno letteralmente svuotato l'anima, ci hanno fottuto il cervello. Ci hanno a poco a poco resi vuoti, inoffensivi; inutili come tanti piccoli moscerini sbronzi.
Il fine settimana scorso sono salito a Roma. Un italiano, uno tra milioni, si è incontrato con un'altra dozzina di suoi connazionali che sentono il suo stesso malessere.
Siamo stati in casa a parlare (ma dal vivo, finalmente!). Abbiamo parlato, parlato, parlato; e la sera eravamo talmente stanchi che dopo una cena in una tranquilla pizzeria lì vicino, ce ne siamo andati tutti a dormire, nonostante fossimo nella capitale.
Abbiamo riso, scherzato, ma soprattutto ci siamo confrontati. Confronto! Tra poco questa parola scomparirà persino dal dizionario: quando si è tutti omologati ad un unico pensiero con chi dovresti averlo, il confronto?
Ma noi ci siamo confrontati; tanto. E' stato come quando nel buio, nel freddo, brillano la luce ed il calore di un focolare domestico. Come quando in una notte invernale c'è un black out e l'unica cosa ancora in grado di funzionare è soltanto il camino, perché va a legna e non a corrente.
Ho respirato un'altra aria. L'aria di una Italia altra, viva, accesa. Tanto ardore, tanta passione. L'Italia che resiste, l'Italia che crede che una rivoluzione sociale e culturale sia ancora possibile, seppur maledettamente difficile da realizzare. L'Italia che sta reagendo e che sta cercando il modo migliore per farlo. L'Italia che nell'ombra, nel silenzio, si sta riorganizzando; lentamente ma ostinatamente.
Mi sono sentito bene, rigenerato. Sono spesso rimasto zitto, per il puro semplice piacere di ascoltare la storia e l'esperienza di ognuno dei miei "simili", e rimanerne poi affascinato. Forse è questo uno dei mali dell'Italia attuale: non sappiamo più ascoltare chi ci sta affianco, sappiamo solo dargli addosso.
Mi sono sentito a casa e quando sono tornato ho cominciato una nuova settimana con rinnovata energia. Forse ogni tanto dovremmo staccarla davvero la spina; togliere la corrente (artificiale) e tornare alla vecchia legna da ardere. Cambiare carburante: tornare a quello naturale.
Se una notte d'inverno più italiani decidessero di abbandonare il pallone, la tv spazzatura, il circo virtuale di facebook; se più italiani decidessero di incontrarsi dal vivo, costruttivamente, per ragionare su qualcosa di sensato o semplicemente per ascoltarsi a vicenda, forse le premesse per un cambiamento reale non sarebbero così difficili da scorgere. Forse un'Italia diversa non sarebbe poi così tanto lontana!






