Movimento degli Invisibili

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In-Visibili

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Già sabato sera avrei voluto scrivere qualcosa sul crogiolo di sensazioni forti che mi aveva lasciato dentro l’incontro con Diego e gli altri Invisibili. Ma non sapevo da dove cominciare: ho iniziato a scrivere e ad accavallare pensieri, emozioni, commozioni e come Luca, il protagonista di 24 Nero, ho buttato nel cestino una gran quantità di incipit. Allora ho aspettato domenica, l’altro incontro, sperando che le sensazioni del giorno dopo mi aiutassero a chiarie quelle del giorno prima.

E invece altri pensieri, altre emozioni, altre commozioni… che confusione! Ma che confusione bella, calda, accogliente, viva! Perché ho conosciuto per la prima volta un sacco di gente che conoscevo da sempre, perché ho parlato con molti la lingua che normalmente parlo con pochi, perché ho respirato aria pura, non quella avvelenata che respiro tutti i giorni. E di questo devo ringraziare Noi: Diego, io e tutti quelli che abbiamo deciso di essere lì, dentro una piccola sala grande come il mondo.

Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire, ma mi riesce difficile esprimere a parole tutto ciò che ho vissuto dentro la Sala Beatrice dell’Hotel Clodio e dentro la mia Sala Anima. Allora mi rifugio in una citazione:

“E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. (...) Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere. Ogni giorno, lui apprendeva nuove cose (...) volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava (...) mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stavano appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia (...) Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano”.

Io mi sentivo così. Ora il gabbiano che è in me sa che non è più esule e solo. Sa che ci sono altri gabbiani disposti ad attraversare la nebbia per arrivare al cielo limpido. Bentrovati, miei compagni di viaggio!

Bruno Mancini