Movimento degli Invisibili

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Una tra gli invisibili

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Una tra gli invisibili, Anno Domini 2009, 19-20 Settembre, in quel di Roma

L’ho letto solo stamattina poco dopo l’alba, in volo da Roma per Zurigo, l’articolo di Repubblica di ieri che in Cronaca e Storia ci racconta di quello scrivano “de piazza Montanara” che a metà ottocento prestava carta e penna, e suo discernimento, per scrivere le lettere al popolo analfabeta che tra questioni di cuore o di affari, diciamo di vita, non aveva l’arte di tramutare in parola scritta il significato del suo “sentire”.

A un secolo e mezzo di distanza, quella fila non c’è più a piazza Montanara, manco la piazza, o all’altro angolo convenuto di piazza del Biscione. Anche dello scrivano s’è persa ogni traccia, forse. Nell’ era dove la “comunicazione” è diventata il motore di “sviluppo” per antonomasia, il vuoto lasciato da quello scrivano è incolmabile, forse. Una tra gli Invisibili, a Roma, il 19 e 20 settembre 2009, non ha bisogno di riempire lo spazio tra le righe per spiegare il perché di queste considerazioni e di quei forse.

Resistente come solo una corda ritorta di tante stringhe strette assieme sa essere, ci ha portato a Roma quel filo invisibile che unisce l’amore per la vita, la dignità di sentirsi persona, la voglia di riscoprire il significato delle parole dell’ altro, senza il quale significato è impossibile assimilare e formulare un pensiero, e quindi conoscere, la fame e il conforto di trovare una base di valori condivisi, indipendentemente dal retaggio culturale di ognuno, la speranza di saper crescere assieme, indipendentemente dall’età anagrafica di ognuno, la forza e il coraggio di essere uniti nel saper resistere alla bruttezza dell’ effimero, la voglia di superare la pochezza di corpo e anima ridotti ormai al solo valore di scambio come metro di sviluppo nell’ equazione del proprio tornaconto. Io questo ho respirato al Clodio, una tra gli invisibili, sentendomi a casa tra tanti volti conosciuti da poco o ancora fino al giorno prima sconosciuti. Torno a guardare lontano e a camminare , incurante degli ostacoli, verso quel punto luminoso all’ orizzonte. Poco importa se per qualcuno è utopia, con il sorrisetto di sufficienza per inciso. Temo sia solo una scusa per chi vuole restare immobile e indifferente, e non ha ancora scoperto la bellezza del viaggio, per me significato di vita. La bussola è tarata. Diego si spaccia per semplice fuochista, ma la sua carta e la sua penna, a mo’ di scrivano di piazza del Biscione di antica memoria, riesce ancora a raddrizzare quell’ago al polo, per chi non sa ancora leggere le stelle, o trafiggere le nubi che ne offuscano la luce, e voglia orientarsi senza troppi smarrimenti tra i tutti i punti cardinali. Chiedere a Vanni, per saperne di più, sull’ antica scienza delle bussole.

Ciao Invisibili, alla prossima! …ue’, ma solo se ci siete in carne e ossa, perché senza faccia, nome e cognome non è possibile acquisire il dono dell’ Invisibilità!

Mary Batella