Movimento degli Invisibili

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Home Testi Il Fuochista C’è qualcuno che mi sente?

C’è qualcuno che mi sente?

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Ho sognato che facevo il bagno in un mare di carta. Era il mare dipinto dei mappamondi, e la carta geografica quella dell’Italia. Io facevo il bagno nel Tirreno scritto, dalle parti dell’isola di Montecristo. Mi dicevo «Non è di carta però.» E il mare è diventato vero, blu, gelato, profondo. Nella piacevolezza dell’immersione ho avvertito un’onda negativa, una vibrazione d’allarme. «Gli squali, qui è pieno di squali» mi son detto. E mi sono risposto:«Non sei al largo dell’Australia ma dell’Italia.» E la parte più cosciente di me ha replicato:«Svegliati. Da vent’anni in Italia ci sono gli squali, camuffati, ma squali.» Così mi sono issato a bordo di un legno, una zattera naturale, fortuita, e mi sono asciugato nel sole del primo mattino. Io, fra mille dolori, son sempre stato fortunato. D’improvviso quel mare solitario si è riempito di bagnanti: vecchi, donne, bambini, nuotatori provetti, giovani che si schizzavano, come se invece che in mare aperto fossero sotto riva. E tutt’intorno erano circondati da pinne che si preparavano al pasto. Ho gridato:«Ci sono gli squali, salite su, e trovate altre zattere, o questa gente vi spolperà in quattro e quattr’otto.» Perché ho detto “gente”? Erano pinne quelle che cingevano d’assedio quel tratto italiano di mappamondo o uomini-squalo? Sapevo che era un sogno, eppure era tutto vero. Così ho gridato più forte, ma solo qualcuno mi ha udito, anche se mi avevano sentito tutti. Ma c’era chi diceva: «Sono stanco, non mi va di fare quattro bracciate fino a te.» Un altro nicchiava: «Hai i nei, a me non piace la gente coi nei.» E intanto i primi, i più lontani, venivano divorati e sparivano nel nulla. E c’era gente a mollo con i giornali aperti, ma sui giornali non si dava la notizia, né l’allarme. Sebbene mi vergognassi di far la parte del paranoico, avevo troppo a cuore quella marea di italiani, e rispondevo “Va bene, ho due nei…Oppure: d’accordo sembro un matto, ma tu sali però; se poi gli squali non c’erano, hai perso solo un minuto di relax.» Ma di mille solo pochissimi accettavano il consiglio: un paio di ragazze, un’anziana signora dagli occhi di cielo, un vecchio emigrato a Caracas, due o tre cinquantenni che si fidavano di me perché avevano letto Jack Folla, e un bambino con cui facemmo a pernacchiette, finché non l’issai a bordo, e nemmeno i miei figli salivano, e la carta geografica era rossa, sempre più rossa, ma nessuno si rendeva conto che eravamo sempre di meno, tanti di meno, finché qualcosa li tirava giù, e i sorrisi perduti sparivano nelle onde. Ho visto gente che mi diceva: non mi piace come metti i punto e virgola, e moriva. Ed era inutile dire loro: «Hai ragione, ma che ti frega dei punti e virgola? Pensa a tutto il discorso, bada a salvarti.» Ma erano impreparati, non volevano far sforzi, adducevano migliaia di scuse, tipo “In acqua non si legge bene” e qualcuno carezzò lo squalo, e lo squalo sorrise impeccabile e se lo mangiò. Mi sono svegliato di cattivo umore, ma proprio triste triste. «Che hai mangiato ieri sera?» mi sono preso in giro allo specchio. Ma avevo cenato con un petto di pollo e fagiolini, senza vino, pane o condimento. Oggi a Roma è una bella giornata, azzurra e fresca come quel mare scrocchiante, mar di carta geografica, dalle parti di Montecristo. Sui giornali la solita fuffa con sangue a catinelle. Sensazionalismo e acqua sporca. Ma c’è qualcuno che mi sente? C’è qualcuno che mi sente? C’è qualcuno che mi sente?

Diego Cugia