Che i giornali gridino notizie al sangue è noto. Che dolenti episodi di violenza quotidiana ci inducano a sprofondare nella disperanza, anche questo, ormai, lo sappiamo bene. Ma un concentrato così tanto efferato di titoli “neri”, spalmato su un fazzoletto di due pagine, come quello di stamane su “La Stampa”, non mi era mai capitato di leggerlo. Contemplate in che Italiaccia stiamo sopravvivendo (pagg.18-19):
“Accecata dagli skinhead per aver difeso l’amico gay”;
“Picchiati a Roma”;
“Pestaggio a Lecco”;
“Taranto: due fratelli suicidi insieme”;
“Agguato a Pordenone”;
Segue mezza pagina di necrologi. Andiamo alla successiva:
“Uccisa a coltellate con il figlio in braccio”;
“Lei rifiuta il corteggiamento, lui la bastona”;
“Firenze, la cocaina era offerta nei locali”;
“Processo di Perugia: La notte dell’omicidio non ci furono urla”;
“Condannato il persecutore della Hunziker”;
“L’azienda di calcestruzzi/sede operativa dei boss”.
Sono in un alberghetto sui monti con mio figlio di 14 anni. Lui, a letto, fissa mostruosi cartoni giapponesi da un’ora. Poco fa gli ho ridetto per l’ennesima: “E piantala coi mostri! Perché non cominci a leggere i giornali? Sfogliane almeno uno!”. Ha alzato gli occhi al cielo. Mi sa che ha ragione lui.
Ha scelto il mostro minore.
Diego Cugia





