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Le larve sfrecciano nel paese dei mamozzi

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C’è un sistema rudimentale ma abbastanza efficace per misurare il tasso di arroganza del potere in un paese civile. Contare i lampeggianti blu. Più se ne vedono in circolazione meno si è liberi. Il lampeggiante blu è la cartina di tornasole di un regime. Rappresenta lo status symbol dei suoi cortigiani. Se non sei scortato, né preceduto da una sirena lancinante, se non blocchi il traffico almeno due volte al dì, e non sfrecci a velocità indiavolata fra i pedoni inermi, non conti un cazzo. Nel paese dei mamozzi. Perché solo una nazione di mamozzi si lascia beffare da queste larve a quattro ruote. In un paese di uomini, in un contesto civile, l’ottanta per cento di questi cortei a luci blu sarebbero interdetti dalla folla. Gli farebbero un muro umano. Ma a Mamozia può accadere (a me è capitato) di incrociare per cinque volte in una settimana questi lacché e magnamagna a sirene spiegate. E quattro su cinque nell’auto vippata non c’era nessuno. Non che se avessi intravisto una sagoma nell’abitacolo ci sarebbe stato qualcuno; sempre di larve si tratta. Ma che si proceda a tutta velocità sulle corsie di emergenza, mettendo in pericolo la nostra vita, per una non necessità assoluta, è da repubblica delle banane. Capisco la scorta ai magistrati dei processi alla mafia. L’accetto per le quattro cariche istituzionali. La sopporto per quattro leader dei partiti di governo. Ma questi migliaia di quaqquaraquà che infestano piccole e grandi città inserendo il lampeggiante anche quando il loro mamozzo di tre anni strilla perché esige il gelato al tartufo, sferrano un invisibile calcio negli stinchi ai lavoratori e alla gente perbene. Il trucchetto è una legge del 2003 che autorizza semplici autisti a correre con la luce blu come poliziotti o il Papa, “temporaneamente” e “in casi eccezionali”. Moltiplicate quel “temporaneamente” per un migliaio di sfaccendati cortigiani e benvenuti a Mamozia, il Paese dove la sirena “sona”. Nel marzo scorso, quaranta autisti a sirene spiegate posteggiarono lampeggianti sotto il palazzo del Coni per ritirare i biglietti omaggio destinati ai loro principini per la partita Roma-Arsenal. Ricordate? Qualcuno di quei privilegiati domandò scusa o si dimise? Perché mai? Anche l’indignazione, a Mamozia, è ridotta allo stato larvale. Li voteranno ancora, li voteranno sempre, e i mamozzi giganti lo sanno. Sanno che i mamozzi che non contano un cazzo, se si trovassero al posto loro, accenderebbero il lampeggiante blu. Una volta -se pure la sostanza era la stessa- c’era almeno la forma a salvarci la faccia. Un premier fotografato con quattro velinazze sedute sulle cosce (tanto per dire) se ne sarebbe dovuto andare a casa. Oggi “fa fico”. Lasciatelo lavorare. Beato lui che si diverte. Se uno ha i soldi, li spende. Che si parli di comprare esseri umani, ormai, non fa più notizia. Il re delle larve più è nudo e meglio è. Così va il mondo dei mamozzi.

Diego Cugia