Diego Cugia/Jack Folla ha una carriera, in qualità di autore di programmi televisivi e radiofonici di successo - tra cui senz’altro vale la pena ricordare Alcatraz, Francamente me ne infischio, nonché Rockpolitik con Celentano - e in qualità di scrittore (tra i titoli più belli Jack Folla, lettere dal silenzio, il mercante di fiori e da ultimo 24 nero, tutti editi da Mondadori) sintetizzabile in una sola parola: anticonformista. Laddove per anticonformismo, però, non si intende l’andare necessariamente contro, l’antagonismo politico bensì la messa in forma, un po’ eretica e un po’ irriverente dei vizi più grotteschi e insensati del presente a partire dalle biografie individuali.
E la biografia di Cugia ci parla di una presenza televisiva e di un’altrettanto inspiegabile scomparsa. Un po’ come scomparve la straordinaria era Freccero da Rai Due. Ma il mondo cambia molto velocemente e con l’apparizione di Facebook riappare anche Cugia/Folla. In pochissimo tempo raccoglie moltissimi amici, scrive post molto discussi e fonda un movimento: Gli Invisibili. Movimento di Resistenza Culturale che in men che non si dica raccoglie migliaia di adesioni a partire da una Carta di intenti politici, che sempre in pochissimo tempo, genera un collante efficace perché narra, come fosse un romanzo a tratti triste, a tratti esaltante, a tratti rabbioso, un po’ tutto lo scempio del presente. Dalla critica al berlusconismo come stile di vita, prima ancora che come forma di governo, alla necessità di non dimenticare i principi fondamentali della Costituzione, dalla difficoltà di reggere, anche solo emotivamente, il razzismo strisciante delle società contemporanee, al bisogno di costruire un nuovo linguaggio della politica in grado di parlare e, contemporaneamente, di far parlare “gli invisibili”.
A tutti coloro che vivono l’inverno e lo scontento della politica , la perdita di riferimenti storicamente determinanti come un’anomia a cui porre fine Cugia si pone con un fare amichevole, anteponendo la relazione alla politica “politichese”. Un successo, insomma, divenuto tale proprio perché fondato su un protagonismo individuale di tutti gli iscritti e sulla necessità di costruire un noi al di là delle appartenenze partitiche e ideologiche. Come se, appunto, il problema fosse un altro. Più sostanziale, più prossimo ad evitare un declino culturale e profondamente involutivo della società contemporanea. Non dell’ Altro lo abbiamo incontrato all’indomani della due giorni organizzata a Olbia, dove il movimento degli “invisibili” si è costituito formalmente .
A Olbia è nato formalmente il Movimento degli invisibili. Cosa è accaduto in questi due giorni e quali sono le priorità del Movimento ?
«E’ accaduto un miracolo di partecipazione e impegno: dalla Calabria, dalla Svizzera, da Bergamo, Udine, Napoli persone che non si erano mai viste in faccia ma avevano condiviso la Carta degli Invisibili sul web, hanno fatto una traversata dal virtuale al reale e hanno fondato un movimento di resistenza culturale. L’hanno fatto a proprie spese (e molte di queste persone sono disoccupate o in cassa integrazione) senza altro tornaconto se non questo: resistere alla china etica e politica del paese, resistere alla “feccia che risale il pozzo “ come Montanelli definì il berlusconismo».
Per resistere alla “feccia che risale il pozzo “ che obiettivi politici vi siete dati? Insomma, cosa farete ora ?
«Resistere non è un fare ma un essere, un essere insieme, condividere uno stato di coscienza in rivolta, non più isolati. Era questo il difficile, lo scoglio. Ricostituire un Noi che si era perso, la politica italiana è tanto solipsistica e arrogante e si dà un gran da fare, per lo più per mantenere i propri privilegi, il proprio ego. Ha perso spiritualità laica e senso dello Stato. A me interessava rifondare un Noi. Quando sarà solido le azioni verranno da sole. Gli Invisibili non hanno ansia di prestazione».
Una delle note portanti dei suoi scritti politici postati su Facebook, che hanno alimentato la discussione tra gli iscritti al movimento, mi sembrava essere il rifiuto della censura. Pensa che in Italia ci sia ?
«In Italia c’è una censura invisibile fortissima. Il berlusconismo procede per giri di vite graduali e quasi impercettibili, come avvenne per l’antiebraismo in Germania. Ogni giro di vite produce un’assuefazione. Se vent’anni fa ci avessero descritto l’Italia com’è ora, in milioni saremmo scoppiati a ridere e ci saremmo dati a vicenda degli apocalittici. Riflettete su questo, altrimenti la percezione reale della censura strisciante vi sfugge. Bisogna tener presente un vizio italiano, quello di saltare sul carro dei vincitori. I censori sono soprattutto gli ultimi arrivati, i più realisti del re. Sono i funzionari, i dirigenti, i politici improvvisati che il re nomina a raffica e beneficia di denari e di “omaggi”.
Faccio un esempio, tanto per ridere. Se partecipassi a una cena con Berlusconi e questi, al termine, regalasse un monile alla mia signora, a me verrebbe spontaneo rispondergli: “Scusi, ma come si permette ?” . Questi invece non ridono affatto, se l’intascano e lo considerano generoso e gentile. Mezza Italia si sta lasciando comprare e canta “Menomale che Silvio c’è”. Ma non si vergognano ? Ci siamo dimenticati quella bellissima parola che si chiama dignità?»
Spesso nei suoi documenti manifesta una sorta di allergia ai dogmi sia della destra che della sinistra. Che vuol dire per voi non essere né una cosa né l’altra ? Non crede che vi possa essere il rischio del qualunquismo, un po’ alla Grillo ?
«Appena qualcuno prova a parlare con passione civile ed etica in Italia gli si dà del qualunquista, non è curioso ? A me sembrano qualunquiste le etichette di destra e di sinistra. Trovo patetico Berlusconi che dà del comunista a un Franceschini e, viceversa, chi dà del fascista a Fini. L’allergia ai dogmi fa parte del Dna di un invisibile. Inoltre i vizi della politica nel nostro Paese sono diventati trasversali. E’ qualunquista essere schierati contro la dittatura strisciante del berlusconismo? Secondo me no, e si paga un duro prezzo, oggi, a resistere. Si è letteralmente tagliati fuori. Noi non siamo né martiri né eroi, siamo persone con la schiena diritta che pensano alle generazioni che verranno e non sbanchettano la memoria storica. Noi non abbiamo segreti, ricorderemo sempre Piazza Fontana, Ustica, Falcone e Borsellino e ricordiamo anche che nel Governo ci sono molti ex tesserati della P2. sarà una coincidenza ? Può darsi. Ma noi non dimentichiamo.»
Basta rivendicare il legalismo per pensare una politica più etica ?
«Per rivendicare una politica etica non basta il legalismo, ci vuole la sostanza più invisibile di ogni altra: ci vuole anima. Pasolini ce l’aveva negli occhi, come Berlinguer, come Peppino Impastato e tanti altri. Anche se non piace, il termine è “avere il cuore con gli occhi”. A Olbia è venuto Francesco, un ragazzo non vedente. Stava sulla spiaggia dalle cinque del mattino, con il suo bastone bianco. Aveva viaggiato tutta la notte per stare con noi. C’è gente che non è venuta alla fondazione del movimento perché era lontana, gente di Sassari, dico, a un’ora di macchina. Siamo viziati. Francesco è la mia bandiera, l’anima di cui questo Paese ha bisogno. Persone che hanno il senso del dovere e dello stile.»
Anna Simone





