A Coccaglio , piccolo comune del Bresciano, l'amministrazione ha lanciato l'operazione "White Christmas": ovvero “ripulire” la cittadina dagli extracomunitari, cacciare i clandestini in nome del Natale.
I vigili batteranno le case degli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza, revocata d’ufficio. L'operazione scade il 25 dicembre!
Nel paese di 7.000 abitanti vivono circa 500 stranieri. Una convivenza che sembra essere abbastanza tranquilla.
"Da noi non c'è criminalità vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia" dice il sindaco di Coccaglio.
Di recente ho letto una frase attribuita all’economista Federico Caffè : “Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri, e alla compassione nei confronti della sofferenza umana abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili”.
Trovo questo pensiero – di un economista mica di un santo –di desolante attualità.
La disposizione di Coccaglio – che magari farà clamore e poi sarà pure fermata – è il segno di uno dei tanti assilli che ci costringono a fare strage di umanità: al posto degli uomini, abbiamo sostituito i permessi, alla accoglienza umana abbiamo sostituito l’assillo della sicurezza, della difesa del suolo patrio e delle sue tradizioni.
Fare piazza pulita! Questo l’obiettivo dell’operazione “Bianco Natale”.
"Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana" dice l’assessore alla sicurezza di Coccaglio.
E come dargli torto! Effettivamente a ben ricordare il Natale celebra l’anniversario di un gesto di “non accoglienza”, di ospitalità negata. Altro che Notte Bianca o Santa, il Natale è il ricordo di una “notte empia”.
Ce lo ricorda una lettera scritta da uno che di accoglienza – data e negata - se ne intende:
“Cari Giuseppe e Maria,
… a proposito di presepio, toglietemi una curiosità: ma quella del Natale ve la ricordate come la notte più bella o come la notte più amara della vostra vita? Vero è che, con tutti quegli angeli che inondarono di luce e di canti la capanna di Betlem, la cosa andò a finir bene; ma ho l'impressione che ancora oggi, quando pensate a quell'avvenimento, un'ombra di mestizia attenui la vostra beatitudine del paradiso. Sì, perché, accanto alla « notte santa », c'è stata una lunghissima «notte empia» che voi avete vissuto nella paura e nel pianto, tenendovi per mano.
Quanti rifiuti, quante porte in faccia, quanto strozzinaggio…
Come si ripete la storia! Ora capisco perché l'evangelista Luca che ha descritto con tanti particolari la « notte santa » abbia usato una sola frase per dipingere la «notte empia »: lo deposero in una mangiatoia perché per loro non c'era posto. Una mangiatoia: che clinica di lusso per il figlio di Dio!
Chiudo perché mi hanno chiamato a inaugurare un presepe. Ci saranno molte autorità e il vescovo non può mancare.
Ma ho paura che stasera lì, in quel presepe, voi, Maria e Giuseppe, non ci sarete. E neppure il bambino Gesù. Chi sa, sarete forse sulla provinciale Molfetta-Terlizzi, nello sconnesso tugurio dove, dopo venti secoli di civiltà cristia¬na, siete stati ridotti ancora una volta a trovare un rifugio di fortuna...”
Don Tonino non è più tra noi. Altrimenti avrebbe preso carta e penna per scrivere al sindaco e all’assessore di Coccaglio, per spiegare loro che se Natale è la “festa della tradizione cristiana”, allora è anche festa dell’accoglienza. Perché non c’è tradizione cristiana senza accoglienze generose.
Don Tonino quella lettera non può scriverla.
Noi tutti però, ispirati ancora dalle sue parole, potremmo mandare un cartoncino di “auguri scomodi” agli autori – che si dicono credenti ovviamente - di questa infelice campagna:
“Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio…
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame...
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”

I vigili batteranno le case degli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza, revocata d’ufficio. L'operazione scade il 25 dicembre!
Nel paese di 7.000 abitanti vivono circa 500 stranieri. Una convivenza che sembra essere abbastanza tranquilla.
"Da noi non c'è criminalità vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia" dice il sindaco di Coccaglio.
Di recente ho letto una frase attribuita all’economista Federico Caffè : “Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri, e alla compassione nei confronti della sofferenza umana abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili”.
Trovo questo pensiero – di un economista mica di un santo –di desolante attualità.
La disposizione di Coccaglio – che magari farà clamore e poi sarà pure fermata – è il segno di uno dei tanti assilli che ci costringono a fare strage di umanità: al posto degli uomini, abbiamo sostituito i permessi, alla accoglienza umana abbiamo sostituito l’assillo della sicurezza, della difesa del suolo patrio e delle sue tradizioni.
Fare piazza pulita! Questo l’obiettivo dell’operazione “Bianco Natale”.
"Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana" dice l’assessore alla sicurezza di Coccaglio.
E come dargli torto! Effettivamente a ben ricordare il Natale celebra l’anniversario di un gesto di “non accoglienza”, di ospitalità negata. Altro che Notte Bianca o Santa, il Natale è il ricordo di una “notte empia”.
Ce lo ricorda una lettera scritta da uno che di accoglienza – data e negata - se ne intende:
“Cari Giuseppe e Maria,
… a proposito di presepio, toglietemi una curiosità: ma quella del Natale ve la ricordate come la notte più bella o come la notte più amara della vostra vita? Vero è che, con tutti quegli angeli che inondarono di luce e di canti la capanna di Betlem, la cosa andò a finir bene; ma ho l'impressione che ancora oggi, quando pensate a quell'avvenimento, un'ombra di mestizia attenui la vostra beatitudine del paradiso. Sì, perché, accanto alla « notte santa », c'è stata una lunghissima «notte empia» che voi avete vissuto nella paura e nel pianto, tenendovi per mano.
Quanti rifiuti, quante porte in faccia, quanto strozzinaggio…
Come si ripete la storia! Ora capisco perché l'evangelista Luca che ha descritto con tanti particolari la « notte santa » abbia usato una sola frase per dipingere la «notte empia »: lo deposero in una mangiatoia perché per loro non c'era posto. Una mangiatoia: che clinica di lusso per il figlio di Dio!
Chiudo perché mi hanno chiamato a inaugurare un presepe. Ci saranno molte autorità e il vescovo non può mancare.
Ma ho paura che stasera lì, in quel presepe, voi, Maria e Giuseppe, non ci sarete. E neppure il bambino Gesù. Chi sa, sarete forse sulla provinciale Molfetta-Terlizzi, nello sconnesso tugurio dove, dopo venti secoli di civiltà cristia¬na, siete stati ridotti ancora una volta a trovare un rifugio di fortuna...”
Don Tonino non è più tra noi. Altrimenti avrebbe preso carta e penna per scrivere al sindaco e all’assessore di Coccaglio, per spiegare loro che se Natale è la “festa della tradizione cristiana”, allora è anche festa dell’accoglienza. Perché non c’è tradizione cristiana senza accoglienze generose.
Don Tonino quella lettera non può scriverla.
Noi tutti però, ispirati ancora dalle sue parole, potremmo mandare un cartoncino di “auguri scomodi” agli autori – che si dicono credenti ovviamente - di questa infelice campagna:
“Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio…
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame...
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”






