Movimento degli Invisibili

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Missioni di una pace "terrificante"

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Sono tanti ormai i miei connazionali partiti per le famose "missioni di pace". Non sono un esperto in materia di diritto internazionale, ma qualche dubbio, da profano, mi è rimasto.

Per esempio, mi sono sempre chiesto cosa c'entrassero aerei e carri armati con le missioni di pace.

Mi sono pure chiesto perché mandarci i soldati in missione di pace, e non i diplomatici o gli ecclesiastici.

Mi sono sempre chiesto perché contro il terrorismo afgano o iracheno si mobilitano gli eserciti di mezza Europa e poi in Italia, dove la mafia fa più di duecento morti l'anno, nessun esercito straniero si è mai mobilitato per venire a darci una mano.

Mi sono sempre chiesto chi e che cosa fosse questo terrorismo, che da qualche tempo sembra quasi la scusa per giustificare ogni genere di sopruso e di violenza contro i Paesi non allineati o che ricoprono un ruolo geopolitico strategico.

Francesco Casaburi

Allora dò uno sguardo alla storia, nella speranza che possa aiutarmi almeno in parte a risolvere questi miei truci interrogativi.

 

Scopro che il termine "terrorismo" venne coniato più di cent'anni fa, da quelle stesse nazioni che lo perpetravano. Nell'800 venivano denominati "terroristi" o "pericolosi ribelli" gli indigeni coloniali che non si erano totalmente sottomessi al dominio delle oligarchie europee. Da allora ogni barbarie volta ad asservire le popolazioni colonizzate dell'Africa o dell'Asia, venne propagandata come "lotta al terrorismo", giustificando ogni serie di eccidi, brutalità e violenza inaudita. Il Generale tedesco Lothar von Trotha, responsabile del genocidio commesso fra il 1904 e il 1907 contro gli Herero (una popolazione africana riluttante a farsi sfruttare), scrisse: "L'esercizio della violenza fracasserà il terrorismo e anche se con raccapriccio fu ed è la mia politica. Distruggo le tribù africane con spargimento di sangue e di soldi. Solo seguendo questa pulizia può emergere qualcosa di nuovo, che resterà". [1]

Se guardiamo con attenzione alla storia, scopriamo che tantissimi sono i casi di popolazioni definite "terroriste", magari solo perché non accettavano la sottomissione coloniale. Nel 1953, in Kenya, durante la rivolta della tribù dei Kikuyu (Mau Mau), che rivendicava le terre dei padri contro i coloni inglesi, il governo britannico organizzò una feroce repressione spacciandola per "lotta al terrorismo". Anche in questo caso la propaganda fu massiccia: nel periodo della guerra ai Kikuyu, i giornali inglesi diffondevano notizie che descrivevano i Mau Mau come selvaggi e sanguinari, che massacravano gli inglesi. Alla fine della guerra, nel 1955, dopo aver sterminato almeno 90.000 civili Kikuyu, così venne giustificato il massacro dei Mau Mau: "L'obbiettivo che ci siamo prefissati è di civilizzare una grande massa di esseri umani che versano in uno stato morale e sociale primitivo".[2] Bell'esempio di civiltà!

E vogliamo poi parlare del terrorismo nostrano, quello dei cosiddetti "anni di piombo"? Quel terrorismo che è stato da diversi storici (nonché dalla magistratura stessa) definito come terrorismo di Stato? In pratica, i nostri stessi Servizi Segreti coadiuvati dalla CIA spesso assoldavano formazioni terroristiche (ora di estrema destra, ora di estrema sinistra) offrendo loro armi e protezione. Allora ecco le bombe in piazza, sui treni, nelle stazioni. Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l'Italicus: tutti drammatici tasselli di un terribile ma ben ordinato mosaico al servizio del potere: la "strategia della tensione". Destabilizzare per stabilizzare. Creare il caos, il disordine, il terrore; la sensazione di un ineluttabile disordine sociale. Serviva a generare nelle persone il bisogno di sicurezza.

Fu una strategia studiata ed ampiamente utilizzata per assoggettare meglio i cittadini, per indurli ad accettare anche alcune risoluzioni estreme. Quando una persona è spaventata, tesa, snervata, più facilmente è disposta a mettersi nelle mani di chiunque, senza andare tanto per il sottile, purché le dia l'impressione di essere capace di proteggerla. Nel periodo dello stragismo italiano, la strategia del terrore era volta a favorire uno spostamento a destra del governo, verso la creazione di uno Stato molto più autoritario.

E per finire, torniamo all'Afghanistan. Torniamo a questi Talebani che fino al '98, prima di diventare "terroristi", intrattenevano accordi commerciali con gli stessi USA. Poi, di punto in bianco, per diversi motivi fallisce un certo progetto della società americana Unocal (niente più oleodotto!), e i rapporti con gli USA s'incrinano pericolosamente. Il resto viene da sé.

Ma allora, in fin dei conti, più che di terrorismo si potrebbe parlare dell'esistenza, in ogni zona del globo, di dissidenti; dissidenti più o meno violenti, definiti "terroristi" da quegli stessi Servizi Segreti che, in parte, ne finanziano segretamente le frange più estremistee violente. Strumentalizzando il fondamentalismo islamico, si fa credere che tutto l'Islam sia violento ed intollerante. Generando nell'occidente il "terrore" verso i Paesi islamici, si porta l'opinione pubblica a credere che sia giusto intervenire in queste nazioni per "civilizzarne" le genti e si legittimano così "missioni di pace" in queste zone.

Ma perché la dissidenza ci viene spacciata per terrorismo? Perché tutta questa strumentalizzazione, per generare in noi ulteriore terrore?

Forse perché un popolo terrorizzato è più facilmente governabile. Forse perché quando si ha paura ci si sottomette acriticamente all'autorità, convinti di essere protetti e legittimando invece ogni tipo di barbarie. Forse perché una determinata oligarchia ha bisogno di pretesti sempre nuovi per continuare a mantenere un certo status quo.

Quando eravamo piccoli, ci raccontavano spesso la storia dell'uomo nero o altre fandonie affini. Perché? Per farci stare buoni.

E forse è per questo che ci terrorizzano: per farci stare buoni, mentre altri fanno i loro porci comodi.

Ma allora... chi sono i veri terroristi? Per chi stiamo combattendo?

P.S. Questo articolo è dedicato ai familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana,

che da quarant'anni, nell'invisibilità e nella vergognosa indifferenza di buona parte della nostra Italia "civile", attendono pazientemente giustizia.

Silvia Baraldini aveva proprio ragione quando urlava: "L'ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte!"

Fisciano, venerdì 11 dicembre 2009.

Francesco Casaburi

Note:

[1] Il manifesto, 11 agosto 2004.

[2] Cit. Pilger John, "Andatevene".