Mi chiamo Francesco e sono in guerra. Il senso del dovere verso la mia nazione si è manifestato da sempre come una bandiera che sventolava fiera nella mia anima. La pace per quei popoli lontani e massacrati dal tempo, dalla storia, dai fratelli e dall'egoismo era per me lo scopo prioritario della mia decisione. Sono in guerra e l'ho deciso io.
La mia è una guerra di pace e le due parole, lo so, si contraddicono. Come faccio a spiegarlo a voi che vestite i colori dell'arcobaleno passeggiando per la mia città? Come faccio a spiegarvi quello che sento? Come faccio a spiegarvi la mia decisione? Non la vedo da molto tempo la mia città, mi manca la mia gente, i miei amici, il mio popolo italiano... la mia famiglia. Ma io sono in guerra e sono fiero della mia decisione. Qui hanno bisogno di me.
Sono fiero, però oggi nella mia anima la bandiera pende stanca e non riesce ad obbedire a quel leggero soffio di vento. Anche il deserto si è fermato, il sole brucia e anche soltanto respirare è diventato difficile.
Non riesco nemmeno a nominarli i miei compagni. Non riesco a fare i loro nomi, come se la mia testa si rifiutasse di riconoscerli, di rivederli così fermi, così immobili, così violentati da quell'esplosione.
Non ci sento più da un orecchio. Adesso sento soltanto una forte esplosione che continua a vivere dentro di me scuotendomi l'anima, polverizzando la mia bandiera.
Eravamo insieme, eravamo attenti, eravamo pronti... eravamo in guerra. Io volevo la pace, credetemi, volevo la pace ed ora sono in guerra. Come faccio a raccontarlo a me stesso?
Sto fermo, immobile, violentato. Come i miei compagni.

La mia è una guerra di pace e le due parole, lo so, si contraddicono. Come faccio a spiegarlo a voi che vestite i colori dell'arcobaleno passeggiando per la mia città? Come faccio a spiegarvi quello che sento? Come faccio a spiegarvi la mia decisione? Non la vedo da molto tempo la mia città, mi manca la mia gente, i miei amici, il mio popolo italiano... la mia famiglia. Ma io sono in guerra e sono fiero della mia decisione. Qui hanno bisogno di me.
Sono fiero, però oggi nella mia anima la bandiera pende stanca e non riesce ad obbedire a quel leggero soffio di vento. Anche il deserto si è fermato, il sole brucia e anche soltanto respirare è diventato difficile.
Non riesco nemmeno a nominarli i miei compagni. Non riesco a fare i loro nomi, come se la mia testa si rifiutasse di riconoscerli, di rivederli così fermi, così immobili, così violentati da quell'esplosione.
Non ci sento più da un orecchio. Adesso sento soltanto una forte esplosione che continua a vivere dentro di me scuotendomi l'anima, polverizzando la mia bandiera.
Eravamo insieme, eravamo attenti, eravamo pronti... eravamo in guerra. Io volevo la pace, credetemi, volevo la pace ed ora sono in guerra. Come faccio a raccontarlo a me stesso?
Sto fermo, immobile, violentato. Come i miei compagni.






