Movimento degli Invisibili

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Temi Civiltà invisibile La vita in bilico.

La vita in bilico.

E-mail Stampa PDF
Share/Save/Bookmark

Pronto Soccorso Policlinico Umberto I - La vita in bilico.

Sono stato preso da un “vortice” che mi ha trascinato in un mondo che non conoscevo e che solo per sentito dire avevo visto. Per sentito e solo per sentito dire anche attraverso i media, gli scandali, gli eventi che venivano portati alla luce della ribalta come spettacoli da circo. Era un normalissimo giorno di lavoro, un routine quasi “noiosa”, controlli, sistemazione di apparati, lettura di circolari, colloqui con il direttore, con i colleghi, un giorno come tanti. Sempre quando ci si saluta magari varcando l'uscio si dice a stasera, convenevoli senza impegno. Il martedì 9 febbraio ho accompagnato mio figlio, come ogni tanto capita, ci siamo salutati, ci saremmo rivisti da me al lavoro più tardi. Erano le 9 di mattina circa. Da quell'ora in poi la mia routine diventa una vita in bilico.

E' una strana sensazione passare da un mondo ad un altro, mi sono trovato catapultato in un “inferno” insieme a tanti altri che lottavano in vario modo per tornare nello stato di “equilibrio”. Ognuno dei personaggi che ho sentito lamentarsi, piangere, piagnucolare erano poco prima cittadini normali ed ora camminavano su un bordo per alcuni di un abisso, qualcuno consapevole più o meno di ciò che poteva accadere nelle successive ore o minuti. Qualcuno era da solo, altri più fortunati con parenti o amici, tutti immersi nello stagno limaccioso della paura. Per tutte le persone in quell'ambiente una sola parola definiva il tutto in modo assoluto: disperazione. Ho vissuto due giorni di non identità in una condizione di semicoscienza.

A gestire questo girone donne ed uomini che dovevano decidere in pochi minuti cosa fare per salvare la tua vita e quella di altri come te,  decidere il codice d'ingresso, chi è più urgente di chi in un reparto di emergenza può risultare fatale, come faranno? Basterà la loro istruzione professionale? Forse useranno anche l'intuito che nessun libro di medicina insegna e l'umanità che fuori sembra perduta come un giovane drogato di un quartiere malfamato. Donne ed uomini, professionisti del settore più bistrattato e difficile. Uno stato che si vuole definire civile deve garantire a tutti i suoi cittadini il diritto alla salute, che è una garanzia sulla dignità. Donne e uomini che si interrogano giornalmente se le loro scelte sono state veramente quelle giuste, che non ce ne fossero di migliori. Altre saranno le loro qualità tutte nobili ed usate al massimo delle loro potenzialità.

Di loro voglio raccontare, di questi invisibili e silenziosi cittadini. Non ricevono medaglie, encomi, non sono sotto i riflettori mediatici, lavorano con il minimo degli strumenti, dei materiali, risorse decurtate da una politica corrotta e ruffiana che spende il denaro pubblico per puttane e villaggi di lusso, che corrompe ed è corrotta, che mente spudoratamente. In quel luogo vedi giovani affidati ad aziende esterne come merce di scambio, manca il denaro per garantire una sanità che preveda il giusto personale ed allora ecco le cooperative, professionisti che fanno turni massacranti anche di diciassette ore, ma ci sono i figli, il mutuo o l'affitto e allora meglio questo che niente. Ci trovi medici che con lo sguardo stanco da turni da miniera hanno il tempo di carezzare una mano, di consolare una mamma, una moglie, che trovano dentro di loro l'umanità e la dispensano come un profumo che toglie all'improvviso il cattivo odore del sudore , del sangue e della paura. Li vedi tutti medici ed infermieri avvicinarsi all'uomo, alla donna e passando allungare una carezza su un piede, su un viso, una mano, confortare laddove il loro potere taumaturgico era esaurito lenire il dolore della paura. Invisibili, mentre scrivo questa parola mi commuovo, ritrovo dentro di me quello per cui faccio parte di un movimento che associa il proprio esistere alla resistenza culturale.

Quello che fanno ogni giorno queste persone è resistenza culturale, resistono alla barbarie di chi li vorrebbe proni al denaro e all'affare, resistono alla cultura del disinteresse ed applicano il sacrosanto diritto alla salute citato dalla costituzione. Rispettano il principio di uguaglianza, non chiedono appartenenze, stato sociale, etnia, le loro domande hanno un solo fine capire cosa ti ha condotto lì dove la strada a volte è l'ultima, pongono la persona e la sua dignità al di sopra delle cose. Per loro lo stato, seppur ingrato, è lo stato è il loro stato, sono cittadini al servizio di altri cittadini ai quali chiedono solo come stanno e non i documenti o i permessi di soggiorno, si preoccupano di rispettare e far rispettare il principio di uguaglianza tra le genti. Molti di loro sono considerati “contrattisti”, che orribile termine, alcuni non prendono il misero stipendio da mesi. Invisibili e senza voce. Li vediamo comparire alla luce dei riflettori quando qualcosa “va storto”, allora i media si gettano come avvoltoi sulla preda, allora si accende il varietà, il Moulin Rouge tra una sculettante velina ed un presunto giornalista alza il volume, allora gli invisibili da sempre che tante vite hanno salvato compaiono sul proscenio, diventando marionette goffe e impacciate nel ruolo inusuale di chi, magari in buona fede, ha sbagliato.

Li ho visti al lavoro, li ho ascoltati parlare, muoversi tra le barelle stipate cercando lo spazio per entrare, chiedere scusa per il prelievo e preoccuparsi se ti ha fatto male, ho visto la loro pazienza, la loro tenerezza, la loro frustrazione di non poter neanche esprimere il disagio nel quale vivono, con un sorriso e con il loro motto “è il nostro dovere”, che grande insegnamento per chi non sa più che lo stato è un dovere. Fuori il mondo reale li aspetta sordo alle richieste, minaccioso. Sono donne e uomini con famiglie, mutui, figli, genitori anziani, problemi di ognuno e come per ognuno e più per loro irrisolvibili. Se abbiamo bisogno possiamo correre da loro, a loro chi ci penserà, chi farà buio fuori per mostrarli ad una società accecata e cruda?

 

in ospedale