Qualche settimana fa, mentre stavo facendo colazione al mio bar preferito con un buon caffè al ginseng e un delizioso cornetto al cioccolato, mi è capitata tra le mani una copia di DNews, uno dei tanti giornali gratuiti distribuiti nel nostro paese, di quelli che ti fanno pensare: ma se riescono a sopravvivere giornali così che presumibilmente hanno come unico introito la pubblicità, perché gli altri li dobbiamo pagare, che non solo hanno (molta più) pubblicità ma anche le sovvenzioni statali?
Ho iniziato a sfogliarlo distrattamente, ma subito la mia attenzione è stata attirata da un titolo inquietante: “Cadono i muri ma quello dell’ignoranza resta in piedi” e da un sottotitolo inequivocabile: “Il caso - In Italia ci sono ancora un milione di persone che non sanno leggere né scrivere. Quasi 40 italiani su cento sono semianalfabeti o in possesso della sola licenza elementare”. Per chi volesse leggerlo, ho aggiunto l’articolo completo alla fine di questa nota, ma già questo incipit mi ha fatto avere un sussulto. Ma non è possibile! Staranno citando un articolo dei primi del Novecento… al massimo del primo dopoguerra! E invece no. La fonte è uno studio dell’Università di Castel Sant’Angelo dell’Unla (Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo) e si tratta di dati recenti.
Un milione di analfabeti! Il 40% di semianalfabeti o appena alfabetizzati, cioè… più o meno… ventiquattro milioni di italiani!
Lo sgomento iniziale ha però lasciato pian piano il posto alla riflessione, che mi ha portato a fare una considerazione forse banale, ma fondamentale: questa articolo è la risposta a tanti perché di questo paese!
La risposta al perché così tante persone credono a tutte le balle che raccontano loro i politici; al perché si fanno truffare migliaia e migliaia di euro da personaggi improponibili tipo Vanna Marchi; al perché si appassionano ai reality show (che di reale non hanno proprio niente) o alle zuffe televisive (anch’esse montate ad arte); al perché in città dal traffico caotico come Roma o Milano ci sono un’infinità di SUV… la lista potrebbe continua ancora con tanti e tanti esempi ma non cambierebbe la sostanza di questa semplice e sconcertante verità: la gente è ignorante! Anzi, per dirla più (s)correttamente: la gente sono ignoranti!
Ma siccome io sono un inguaribile ottimista, voglio vedere il bicchiere mezzo pieno: questo articolo indica anche il punto da cui partire per cambiare veramente le cose. Ignoranza vuol dire non conoscenza, quindi un reale cambiamento passa inevitabilmente attraverso una maggiore conoscenza e tutti noi possiamo e dobbiamo contribuire ad aumentare la conoscenza di chi non ne ha o ne ha poca. Come? Beh, per esempio regalando un libro a qualcuno che ne ha letti pochi o neanche uno, magari aiutandolo nella lettura e nella comprensione delle parole. Bisogna cercare di fare una “rivoluzione culturale” (niente a che vedere, ovviamente, con quella di Mao in Cina).
E chissà perchè mi viene in mente un certo “movimento di resistenza culturale”…
DNews: Cadono i muri ma quello dell’ignoranza resta in piedi
Il caso - In Italia ci sono ancora un milione di persone che non sanno leggere né scrivere
Quasi 40 italiani su cento sono semianalfabeti o in possesso della sola licenza elementare.
Cadono i muri, le democrazie si compiono, ma la barriera dell’ignoranza rimane intatta o quasi, soprattutto in Italia. Eppure le ricerche parlano chiaro: investire in istruzione alla lunga rende molto, sia per chi sgobba sui libri, sia per lo Stato che investe in formazione. Consigli che l’Italia parrebbe aver fatto cadere nel vuoto,altrimenti non si spiega come ancora oggi 5 italiani su 100 - tra i 14 e i 65 anni - non sappiano distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Mentre 38 (su 100) lo sanno fare, ma leggono con difficoltà e decifrano qualche numero. E 33 italiani su 100 invece superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo complicato è oltre la portata delle loro capacità di lettura e di scrittura. Insomma, in Italia un milione di persone non sa né leggere né scrivere. Cinque milioni non hanno la licenza elementare. Per non parlare degli analfabeti “funzionali” - come li definisce l’Unesco - vale a dire le persone che non riescono a comprendere un articolo di giornale o hanno difficoltà a compilare un modulo. Per un totale pari a quasi il 40 per cento della popolazione. Un quadro che mal si concilia con una potenza economica evoluta, ma che si spiega benissimo con la riduzione continua di investimenti pubblici nell’istruzione.
La tv pedagogica
Negli anni 50 e 60, nell’Italia della ripresa economica, il tasso di analfabetismo era del 10 per cento. Allora, pur di aiutare la popolazione priva di istruzione, venne coinvolta anche la tv pubblica con la trasmissione “Non è mai troppo tardi”. Lo storico conduttore, Alberto Manzi, insegnava agli spettatori a leggere e a scrivere. Una lunga lezione che permise a quasi un milione e mezzo di persone di conseguire la licenza elementare.
A 40 anni di distanza i dati forniti dall’Università di Castel Sant’Angelo dell’Unla (Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo) ci dicono che gli analfabeti e i semianalfabeti sono ora addirittura il 12 per cento della popolazione, mentre quelli che hanno conseguito la laurea sono appena il 7,5 per cento. E la situazione, come ci spiega il linguista di fama mondiale ed ex ministro della Pubblica istruzione, Tullio De Mauro, “potrebbe peggiorare”. In tutti i paesi ad alto livello di consumi e di reddito, spiega De Mauro, “esistono sacche di dealfabetizzati”:adulti che hanno raggiunto a scuola alti livelli che in età adulta sono spinti indietro dalle condizioni di vita. “Sono sacche del 10, 20, magari del 40 per cento. Ma non dell’80 come in Italia”. Soltanto “in un Paese in via di sviluppo troviamo percentuali simili”, dice ancora l’ex ministro.
Se poi si guardano i dati del solo Mezzogiorno, la situazione è ancora più drammatica. La Basilicata ha il 13,3 per cento della popolazione analfabeta, seguita a un passo dalla Calabria (con il 13,2 per cento). Fino alla Sardegna, con il 9,1 per cento di analfabeti.
Intorno c’è l’immobilismo
E’ solo colpa della scuola? In parte. Negli anni Cinquanta il 59.2 della popolazione adulta era privo di un titolo di studio. La scuola ha preso in carico i figli e i nipoti degli analfabeti e li ha portati tutti alla licenza elementare negli anni Settanta-Ottanta, alla licenza media negli anni Novanta e “il 75 per cento anche al diploma secondario superiore col finire del Millennio”, spiega ancora De Mauro. Ma evidentemente non è bastato. Perché ad esempio “non sono aumentate le copie di quotidiani vendute, una ogni 10 abitanti, mentre le medie europee sono di una ogni 1,5-2 abitanti. E ancora abbiamo il 75 per cento dei Comuni senza biblioteche”. Quindi? Per una volta bisognerebbe ascoltare le ricerche e investire in cultura e formazione. L’unico modo per abbattere qualunque muro.
Libri - 100 è perfetto
Solo il 21 per cento delle famiglie italiane ha almeno cento libri in casa, il numero minimo perché i figli si abituino alla lettura, principale “predittore” e fattore di successo scolastico.
Ultimi - La croce del Sud
Secondo un recente studio dell’Ocse curato dai professori De Mauro e Avveduto la regione più analfabeta è la Basilicata con il 13,3%, seguita dalla Calabria (13,2), Molise (12,2), Puglia (10,8), Abruzzo (9,8), Sardegna (9,1)
Ricerca Eurostat
La conoscenza digitale è una chimera – sei persone su dieci non sanno usare il Pc
Siamo penultimi in Europa, dietro di noi solo la Grecia
Nel computo dell’istruzione italiana non si possono trascurare i nuovi analfabeti dell’era tecnologica. Secondo l’Eurostat il 59% degli italiani è analfabeta informatico, cioè non sa neppure come si accende un Pc. Il 72% invece non usa mai internet, né per la consultazione della posta né come semplice strumento di ricerca. Solo il 19% degli italiani possiede un livello di conoscenze informatiche “elevato”, un dato strettamente correlato al livello di istruzione. In base alla ricerca, l’Italia è tra le peggiori, seconda solo alla Grecia (65%). Purtroppo anche i dati riguardanti le fasce più giovani della popolazione non sono incoraggianti: 28% di analfabeti tra i 16 e i 24 anni, 50 tra i 25 e i 54 anni. Un dato che denota tutte le carenze e i limiti dell’insegnamento dell’informatica nella scuola dell’obbligo, visto che 3 giovani su 10 sono analfabeti digitali.





