Movimento degli Invisibili

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un ricordo

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E' il giorno di S. Remigio del 1957, il primo giorno di scuola. Allora, chissà perché, la scuola iniziava sempre il giorno di S. Remigio, non ho mai indagato e non lo farò ora, gli scolari venivano simpaticamente ribattezzati remigini. Ero un frugoletto magro come uno stecchino, capelli biondi e lisci come il grano e gli occhi spauriti, sempre timidi e timorosi; oggi ne conosco la ragione. Il mio primo giorno di scuola, il grembiule blu, cucito da mamma, il fiocco bianco inamidato e la cartellina di cartone coi colori, i quaderni, le matite. La penna era ancora ad inchiostro con il pennino, sul banco c'era incastonato il calamaio con l'inchiostro nero. Eravamo in tanti, alcuni venivano dalla campagna, figli di pastori, mezzadri, contadini, era il paese. Alcuni di loro arrivavano con le scarpe infangate di terra, di sterco d'animale, con i capelli arruffati e le cartelline in disordine, erano i miei amici, lo sono ancora. Il loro era uno sguardo spaurito, non c'era dimestichezza con le persone, più con le greggi o le mandrie, la loro timidezza traspariva come fosse una colpa. Molti dei loro genitori erano analfabeti e vivevano in uno stato di indigenza perenne, altri possedevano di tutto per mangiare , ma non avevano le scarpe per uscire o il vestito bello, tutto si passava da fratelli più grandi con un risultato, che a vederlo oggi, farebbe sorridere. La mia famiglia era composta da cinque persone, i nonni ed i miei genitori. Papà era un operaio, uno che nonostante fosse un grande invalido di guerra, non conoscendo nessuno doveva lavorare, a quel tempo si stava costruendo la più grande opera del dopoguerra, un'opera che avrebbe portato lavoro e speranze all'Italia intera, l'arteria che avrebbe collegato il nord al sud trasportando merci e cultura, unificando la nazione. “L'autostrada del sole”.Papà ogni mattina con il freddo, il caldo, sole o pioggia con una Lambretta usata partiva ed andava al lavoro, non so quanto fosse duro il suo lavoro ma era il nostro futuro, e papà non mancava mai, il dovere, la famiglia, l'onestà. L'autostrada costruita con i fondi dell'IRI aveva molte concessionarie e ditte subappaltatrici, quella di papà si chiamava CIA, costruzione italiana autostrade, ditta nata ad hoc, con un acronimo terribile – forse lì ho cominciato a vedere complotti ovunque-. L'autostrada finì, almeno quel tratto, il V tronco, gli operai più laboriosi, legati al dovere vennero tutti, quasi tutti, assorbiti dall'ente gestore, il mio papà no, era in esubero, un esubero che riguardava solo lui e fu un disoccupato. Lui disoccupato perché non si era mai piegato, che leggeva sempre il suo quotidiano, che difendeva i lavoratori in difficoltà. Avrebbe potuto cedere per noi, avrebbe potuto rinnegare i suoi principi in nome del bisogno, dopo il suo licenziamento la nostra era diventata sopravvivenza, avrebbe potuto fingere e non essere biasimato, avrebbe potuto ma non lo ha fatto, ha scelto l'onestà, i principi, ha scelto di guardarmi negli occhi ogni giorno della sua vita. E' stato un invisibile, ha sostenuto una lotta quotidiana, silenziosa e solitaria, un uomo come pochi. Oggi molti sono come mio padre, hanno perso il lavoro, faticano a far quadrare i conti della spesa di tutti i giorni, non hanno scelto la strada del compromesso. A questi uomini e donne come mio padre dico grazie per il vostro coraggio, grazie per l'amore che date, grazie per il grande insegnamento. Quel bambino di ieri, con le scarpe più grandi di un numero, perché tanto poi crescerà, con la cartellina di cartone, che aveva amici con le scarpe sporche di fango, di letame, che odoravano di stalla, oggi in queste persone che hanno un cuore gigante dice ancora grazie perché in voi tutti rivede l'uomo che gli manca di più e che non dimenticherà mai. Noi invisibili non vi lasceremo mai soli, non siete soli.